L’attività del medico competente, soprattutto nella visione delle più recenti disposizioni in materia di medicina del lavoro, è ampia ed inserita in numerosi contesti aziendali.

Non è quindi limitata alla sola esecuzione delle visite mediche, anche se queste rappresentano un momento importante di contatto diretto con i singoli lavoratori. Tali controlli medici, nella definizione classica della medicina del lavoro, vanno intesi come prevenzione secondaria, in quanto hanno lo scopo di evitare che eventuali agenti nocivi o prassi errate, non determinino uno stato di malattia, o che una tecnopatia venga individuata in modo precoce.

Il medico competente si occupa anche di quella che è definita prevenzione primaria che è rappresentata da tutte quelle azioni utili ad evitare al lavoratore l’esposizione del lavoratore agli agenti nocivi o evitare lo svolgimento di pratiche corrette che potrebbero condurre ad una tecnopatia. Poiché tale prevenzione non può essere totale, si rendono necessarie le visite mediche  che hanno lo scopo di valutare in modo oggettivo la compatibilità tra l’esposizione ai vari fattori di rischio e lo stato di salute dei lavoratori.

Date queste premesse, le visite mediche preventive e periodiche, non vanno viste come una eventuale selezione di soggetti più capaci o resistenti, né come attività atte a tutelare interessi estranei al lavoratore.

In quest’ottica il ruolo che la legge riserva al medico competente, si esplica anche in fase preventiva: nella valutazione dei rischi e nella partecipazione del medico alla riunione periodica annuale, obbligatoria per aziende con più di 15 lavoratori, nella quale si fa il punto dell’attività aziendale in materia di sicurezza dei lavoratori.